Showcase · Completato
M-14
Una pausa tra due missioni: un operatore dei Pirates of the Death Fangs seduto sul suo drone da ricognizione a sei zampe. Scolpito tra Nomad e Plasticity, stampato in resina e dipinto in scala 1/20.

3D
72 viste · clay
La scena è semplice: un operatore dei pirati seduto sullo scafo del suo drone, con una lattina in mano, in pausa tra una missione e l’altra.
Il drone
M-14 fa parte dei Pirates of the Death Fangs, il mio universo sci-fi. Il codice identifica la scena: per una scelta personale ho deciso che ogni scena viene identificata da una lettera e un numero, puramente casuali, non c’è una logica dietro, è solo un modo per non dover ogni volta aspettare l’ispirazione per il nome perfetto.
Il drone è un assistente per ricognizione e operazioni di stealth warfare, non ha armi in vista ma è comunque letale. Come tutti i droni dei pirati è curioso, protettivo e chiacchierone ma preciso quando lavora. Nella scena l’operatore si riposa mentre il drone guarda in giro e incontra lo sguardo dell’osservatore.

Il design
Il primo blockout è nato in Nomad Sculpt: blocchi squadrati per lo scafo e le zampe, e un manichino seduto sopra con la lattina già in mano. Lo scafo e le parti meccaniche sono stati disegnati in Plasticity, poi sono tornato in Nomad per i dettagli.


Il pilota è stato scolpito da zero in Nomad, come tutti i personaggi dei pirati. Nelle prove di montaggio, accanto all’esapode, avevo messo un manichino in piedi in scala 1/20, la scala di tutti i lavori di questo universo, che ho usato come riferimento per le misure.

Stampa
La scena è stata stampata con una Elegoo Saturn 4 Ultra e la resina Elegoo 8K, layer height 0,03 mm, slicing in Lychee. Le parti sono più di 60, e lo scafo l’ho riprogettato più volte per far combaciare meglio i pezzi. I dettagli invece non hanno dato nessun problema.


La pausa
A febbraio la base era finita e lo scafo dipinto, ma il pilota era ancora in grigio. Il lavoro si è fermato fino a fine settembre perché nel frattempo ho costruito un esapode vero: un robot da ricognizione autonomo a sei zampe. Ma questa è un’altra storia.

La base
I componenti della base, cioè la cornice, la griglia, i tubi e il blocco di cemento, sono stati disegnati in Nomad e Plasticity e stampati in 3D, come il resto.
Per il terreno ho fatto un impasto di sabbie per acquari di grane diverse, stucco acrilico e cera per pavimenti. La cera per pavimenti lucidante si comporta come un medium acrilico e ha il pregio di costare poco: se fate impasti per i terreni, potete usarla al posto del medium. All’impasto ho aggiunto colore acrilico per dare la tonalità di partenza, in quattro toni: nero, grigio, marrone scuro e marrone chiaro.

La pittura
Il drone è stato dipinto ad aerografo e pennello. Le basi sono tutte in colori Tamiya, diluiti con un mix di acetone e alcool isopropilico: cambio le proporzioni in base a quanto opaca voglio la finitura. I colori vivi sono della nuova gamma Vallejo AIR, sia Model che Game, che ho trovato ottimi. Il figurino è stato dipinto con gli stessi Vallejo, anche lui ad aerografo e pennello.

Il motivo a esagoni sullo scafo è stato fatto con l’aerografo e uno stencil, tagliato con il plotter da taglio su pellicola per mascheratura da aerografo, che si è piegato sulla forma del pezzo senza problemi.

Anche il logo dei pirati sulla piattaforma è uno stencil.

Le lenti del sensore sono in resina UV, per dare l’effetto del vetro lucido.
